Disfunsioni Relazionali e Comunicative

La comunicazione è un aspetto essenziale della vita umana, tanto che “è impossibile non comunicare”. Fin dalla nascita ci si trova immersi come soggetti attivi e dotati di capacità comunicative all’interno di una situazione relazionale, che coinvolge le nostre primarie figure d’attaccamento e, nello stesso tempo, si è inconsapevolmente coinvolti in un continuo processo di acquisizione delle regole della comunicazione e del linguaggio, che può essere non verbale verbale.

Quali sono i disturbi più comuni della comunicazione

I Disturbi della Comunicazione hanno molte possibili espressioni, possono manifestarsi isolati o in comorbidità con altri disturbi quali:

  • disturbi d’ansia;
  • disturbi dell’umore;
  • disturbo da deficit di attenzione-iperattività;
  • disturbi dell’apprendimento;
  • enuresi;
  • ritiro sociale.

Spesso sono espressione di ansia, stress e paure, in particolare in coincidenza di fasi di cambiamento della vita. Possono avere anche origini principalmente di carattere psicologico-relazionali. La psicoterapia e il sostegno alla famiglia sono fondamentali per fornire uno spazio di comprensione del disturbo stesso e di contenimento delle ansie e per favorire modalità di interazione e dinamiche funzionali a sostenere il bambino nell’approccio alle difficoltà.

I sintomi dei disturbi relazionali nell’adulto

Alla base di gran parte di questi disturbi, spesso, ci sono le rappresentazioni disfunzionali di sé e del mondo circostante che l’individuo si crea, partendo dalla tendenza a ingigantire gli aspetti negativi della realtà, con rigidità e poca flessibilità di pensiero. I soggetti con disturbi emotivi e relazionali spesso nutrono:

  • scarsa autostima;
  • assumono atteggiamenti oppositivi e di rifiuto;
  • si sentono impotenti e sperimentano ansia e rabbia.

Come capire se soffri di ansia sociale

A provocare lo stato d’ansia è il rapporto interpersonale. I bambini interessati da ansia sociale temono il giudizio degli altri, come gli insegnanti, o i propri pari, a tal punto da manifestare stati di chiusura e isolamento per evitare situazioni di imbarazzo o fallimento. La paura che sta alla base degli stati d’ansia può ingenerare anche altri disturbi quali:

  • Fobie: che consistono in paure, intense e persistenti nei confronti di situazioni, ad esempio luoghi in alto, chiusi o troppo aperti, o altri stimoli esterni, ad esempio animali non oggettivamente pericolosi.
  • Ossessioni: si tratta di pensieri o immagini percepiti come fastidiosi e che affiorano alla mente in modo imprevisto e ricorrente creando disagio alla persona che ne soffre.
  • Compulsioni: sono azioni che si manifestano in risposta alle ossessioni come tentativi di soluzione ad esse, pertanto seguite da un senso di sollievo temporaneo dal disagio causato dalle ossessioni.
  • Mutismo selettivo: si tratta di un disturbo che accompagna l’ansia infantile. Si tratta dell’incapacità di parlare in determinate situazioni o con determinate persone, ad esempio gli insegnanti a scuola.

L’aiuto dello psicoterapeuta per la cura dei sintomi dei disturbi relazionali

La fobia sociale si manifesta con i sintomi fisici, emotivi e con i pensieri disfunzionali tipici dei disturbi relazionali. Il sociofobico rimugina sulle proprie prestazioni e sull’immagine che dà di sé agli altri. Teme sempre di trovarsi nella situazione temuta e per paura di fare brutta figura inventa scuse per evitare il contatto con gli altri. Spesso il sociofobico focalizzandosi sulla catastroficità degli eventi, mette in atto tutta una serie di strategie appropriate per evitare l’evento temuto, senza verificare l’attendibilità delle sue paure, alimentando così un circolo vizioso.

Anche se la situazione sociale nella quale il soggetto tende a interagire possa in qualche modo generare ansia anticipatoria, è necessario che la persona diventi consapevole dell’ansia che prova, non cerchi di evitare la situazione temuta ma acquisisca delle competenze e delle tecniche che siano finalizzate alla gestione dell’ansia. Infatti, evitare le situazioni sociali non solo riduce il livello di autonomia del soggetto ma allo stesso modo alimenta dei sentimenti negativi e di disvalore personale tali da generare ripercussioni sull’autostima della persona, riducendone il livello. Spesso il sociofobico pensa di poter governare da solo il suo disagio e mette in atto delle strategie per gestire la propria fobia sociale. Il valore che noi diamo ad un evento cambia se spostiamo il vertice d’osservazione da cui lo osserviamo.

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