Inside Out. Il frame gestione della Rabbia

Sei arrabbiato? Impara a capire e gestire la rabbia

Solo per oggi non ti preoccupare – Solo per oggi non ti arrabbiare” Mikao Usui

Trattenere la rabbia è come trattenere un carbone ardente, con l’intento di gettarlo su qualcun altro; sei tu quello che si scotta

 

 

Uno psicoterapeuta crea uno spazio sicuro per elaborare la vostra rabbia in modo produttivo.

Gestire la rabbia diventa quindi una necessità, ma per imparare a gestirla dobbiamo prima conoscerla ed accettarla. Sopprimere o reprimere la rabbia non la elimina, la nasconde soltanto. Se sorridiamo col volto, ma nel cuore siamo ancora arrabbiati, non abbiamo risolto la rabbia. Trattenere la rabbia è doloroso e può danneggiarci. E’ importante essere sinceri con sé stessi e prendere consapevolezza della propria rabbia, piuttosto che fingere che non esista. Tuttavia, riconoscere di essere arrabbiati è diverso dall’esprimerlo fisicamente o verbalmente. Quando facciamo uscire la rabbia, rischiamo di causare l’infelicità di altra gente. Non serve neppure a molto, per superare l’ostilità o la frustrazione scaricare la rabbia picchiando dei cuscini o urlando da soli. Questo non fa altro che dissipare in maniera temporanea l’energia della rabbia.  Ci sono delle alternative agli estremi del sopprimere la rabbia, Noi non siamo “cattivi, colpevoli e irrecuperabili” perché ci siamo arrabbiati. Naturalmente questo non significa restare passivi senza far niente, senza sforzarsi di correggere l’incomprensione. Ogni situazione deve essere esaminata separatamente, usando la saggezza discriminante. In alcuni casi è meglio lasciar perdere e rinunciare a voler chiarire le cose.  Se qualcuno urla con noi, di solito non ascoltiamo quello che dice anche solo perché non ci piace il modo in cui lo sta dicendo. Alla stessa maniera, se parliamo con gli altri con tono arrabbiato, loro non ci prestano attenzione. Perciò bisogna per prima cosa calmarsi e  canalizzare la rabbia. In secondo luogo, l’altro, quando è arrabbiato, non ascolta quello che stiamo dicendo. Anche noi non ascoltiamo quando siamo sopraffatti dalla rabbia. Perciò  meglio lasciare che l’altra persona si calmi e avvicinarla più tardi quando la sua mente è più aperta. Siamo noi la vittima della nostra stessa rabbia. Pensiamo in modo costruttivo piuttosto che restare intrappolati nel vittimismo. Ricordiamoci che è la vittima che fornisce potere ed energia al suo carnefice, meditiamo su cosa potrebbe allora succedere se la vittima interrompesse di svolgere questa funzione!!!

Pagare il proprio nemico per quanto ci aiuta ad imparare su noi stessi.

Non ci dimentichiamo mai del male che abbiamo subito e ci rendiamo infelici custodendo con cura quei ricordi. Le famiglie sono molto brave a serbare rancore. Conosco famiglie che iniziano a tessere una matassa per anni di incomprensioni e ripicche e ruggini varie, per questioni che col passare del tempo diventano anche anacronistiche ma irrinunciabili da custodire come mandati fedeli. Le famiglie decidono di entrare in guerra solo perché gli è stata trasmessa dalla generazione precedente, come valore in cui credere e per cui lottare, È come un voto che manteniamo perfettamente, eppure ci è difficile mantenere i voti di non mentire o di non ingannare. Restiamo arrabbiati con quella persona per anni. Ma chi ci perde? Chi è infelice? Quando serbiamo rancore l’altro non è infelice. Ma noi ci attacchiamo comunque al male che ci è stato fatto come se fosse scolpito nella pietra. Qualcuno ci ha insultato una volta e noi tutti i giorni rivediamo mentalmente quel ricordo, lo riviviamo di continuo. Questo è un ottimo modo per torturarsi. Serbare rancore non ha niente di costruttivo. È come un cancro mentale che ci consuma dall’interno. Finché ci teniamo stretto il risentimento non riusciamo a perdonare gli altri. Ma la nostra incapacità di perdonare non ferisce l’altro, ferisce noi stessi. Perché è così difficile perdonare gli errori degli altri? Anche noi facciamo errori. Se guardiamo il nostro comportamento vediamo che a volte siamo stati sopraffatti da emozioni negative e abbiamo agito in modi di cui poi ci siamo pentiti. Vogliamo che gli altri capiscano e perdonino i nostri errori. Allora perché noi non possiamo perdonare gli altri? Naturalmente possiamo perdonare qualcuno senza diventare ingenui. Possiamo perdonare una persona che ci ha mentito, ma in futuro potrebbe essere saggio stare attenti quando parla e verificare quello che dice. Per avere un cuore libero e aperto dobbiamo fare una pulizia, dobbiamo tirare fuori tutti i rancori, osservare la sofferenza, ma senza rivedere lo stesso film mentale di vittimismo. Possiamo vedere quei ricordi da una prospettiva nuova. E serve un aiuto professionale, per fare questo,  chi ci può insegnare e far conoscere delle tecniche precise con cui affrontare i momenti che suscitano emozioni distruttive come la rabbia.

Linee guida a gestire la rabbia 

Abbiamo a disposizione nell’ambito di un contesto di psicoterapia diverse tecniche per aiutare a dissolvere la rabbia: 

  • Possiamo ammettere i nostri errori e difetti. 
  • Chiediamoci: “Posso fare qualcosa al riguardo?”. 
  • Come ci siamo ritrovati nella situazione. 
  • Che azioni abbiamo compiuto recentemente per scatenare il disaccordo?
  • Questo esame ci permette di capire perché l’altra persona è arrabbiata.?
  • Possiamo imparare dagli errori passati e decidere di agire meglio in futuro? 
  • Cosa possiamo fare con la rabbia che si è accumulata nel corso di un lungo periodo di tempo? 

Le emozioni hanno un’importanza straordinaria nella vita umana. Sono la bussola che ci guida nel riconoscimento dei nostri bisogni e delle nostre scelte fondamentali, sono il termometro che ci segnala come portiamo avanti i nostri sogni, sono le coordinate stradali della via che nel nostro viaggio di vita percorriamo e che potremmo percorrere. Un’intensa emozione di rabbia dà informazioni circa la cosa di cui abbiamo bisogno e del modo più o meno funzionale in cui viviamo. Un’intensa paura ci segnala il punto di empasse, ciò che dentro di noi si oppone al nostro cambiamento. Il primo atto di coraggio (e per cambiare ci vuole coraggio) sta nel vedere a livello più profondo chi siamo. La via del cambiamento inizia sempre laddove noi incontriamo la paura e la nostra vulnerabilità, anche se ciò comporta il rischio di provarne vergogna. Non possiamo cambiare fintanto che non sapremo andare fino in fondo alle nostre paure. Se non sapremo stare sull’orlo dell’abisso delle nostre paure, non potremo essere intimamente liberi, e per questa ragione non potremo cambiare né amare né ritrovarci nella autenticità del nostro esserci. (Franco Nanetti Liberamente tratto dal saggio “Clinica esistenziale” di Franco Nanetti, Erickson, Trento, 2015). Uno psicoterapeuta insegna a dialogare  con le proprie emozioni. Le emozioni diventano, dunque, un trampolino di lancio per una maggiore consapevolezza, solo se siamo disposti ad apprendere ciò che possono insegnarci. L’elaborazione delle emozioni prevedere due passaggi:

  1. il primo consiste nell’ammettere serenamente ciò che si prova, nel riconoscere ed esprimere le nostre emozioni, anziché cercare di nasconderci nella gabbia del nostro falso Sè.
  2. il secondo è la trasformazione delle emozioni disturbanti in emozioni che possono essere usate come risorse. Ogni emozione non espressa porta il nostro corpo ad ammalarsi. L’ostilità, ad esempio, può essere causa di molte malattie. Il pensiero e le emozioni sono nel nostro corpo e non solo nella nostra mente. Bruce Lipton ci ricorda come il nostro DNA è “emozionale”. Si desume pertanto che il permanere di emozioni negative produce inevitabilmente malattie, dalle quali ci si può solo affrancare se la nostra coscienza può accogliere e trasformare le emozioni ritenute parassite e distruttive. Un’altra ragione sta nel fatto che le emozioni e i sentimenti negativi sono un inevitabile danno alle nostre relazioni. Se non intraprendiamo mai un lavoro che ci soddisfa, se non riusciamo mai a risparmiare, se fantastichiamo sempre di vincere al superenalotto, se compriamo tutto a rate, ciò vuole dire che la nostra paura di non farcela è un sabotaggio continuo della nostra vita,  per cui non possiamo sperare nulla di buono. Questo vale anche per chi desidererebbe essere amato da un partner. Finché in noi c’è la paura di non potere ricevere pienamente l’amore dell’altro, perché impediti a meritarlo, non possiamo essere amati da nessuno. Finché c’è la paura nessuno ci può amare.

L’emozione fondamentale che blocca ogni lavoro sulle emozioni è la paura.

La paura della paura, la paura che tutto annebbia e confonde, la paura che ci impedisce di amare e che apre la porta al male. Nella paura vorremmo controllare, possedere, fare una vita senza lotte e responsabilità, ma in realtà tutto torna a ripercuotersi negativamente su di noi; il tempo continua a scorrere inesorabile, senza sosta, senza esame, senza scelta, nella solitudine estrema e nella minaccia. Va chiarito che accettare in modo incondizionato le proprie emozioni, non significa giustificarle. Occorre diventare responsabili delle nostre reazioni emotive, occorre comprendere che le nostre emozioni dipendono da noi, e che dipende da noi il modo in cui queste influenzano la nostra vita e il rapporto con gli altri. Uno psicoterapeuta quando insegna come riconoscerle, nominarle, esprimerle, condividerle, ma non inviarle, aiuta il paziente a compiere un lavoro di riconoscimento, nominalizzazione, espressione e condivisione delle emozioni. Non è sempre facile questo percorso di identificazione delle emozioni. Talora queste sono state incistate in sintomi fisici, dolori,  sensazioni disturbanti, stati di stress e stanchezza. Se le emozioni sono troppo somatizzate, ossia “nascoste nel corpo”, la psicoterapia può aiutare il cliente a diventarne più consapevole, Abbiamo diritto di dare voce ai nostri sentimenti, ma non abbiamo diritto di scaricare sugli altri la nostra negatività. Dietro ogni emozione, sia che si tratti di rabbia o paura, c’è un bisogno insoddisfatto. Individuare il bisogno sotteso alle nostre emozioni è di fondamentale importanza. Le emozioni ci aiutano ad individuare le nostre necessità, che cosa è importante per noi, i nostri bisogni. Una persona che ad esempio riconosce che la sua rabbia vuole coprire il bisogno di evitare di essere umiliato, può decidere di collocare come priorità del proprio cambiamento l’assunzione di un comportamento assertivo per proteggere in modo più adeguato il proprio sé. Per scoprire i bisogni insoddisfatti sottesi alle emozioni  potremmo domndarci: La tua rabbia o tristezza che bisogno esprime? 

I soggetti potenzialmente narcisisti reagiscono con rabbia quando incontrano un fallimento di qualsiasi tipo.

Quando funziona in questo modo queste persone trasformano anche le interazioni ordinarie in sport competitivi. Quale post sui social media ottiene più like? Chi è in grado di fare la grigliata perfetta ? Chi riesce ad accaparrarsi l’unico posto auto rimasto in un parcheggio affollato? Quando la posta in gioco è veramente alta e un narcisista perde, l’esplosione di rabbia può assumere proporzioni ancora maggiori. Una famosa celebrità che va sui social media per lamentarsi amaramente di non aver vinto un premio. Un concorrente che perde in uno show si allontana con rabbia e si rifiuta di stringere la mano al vincitore. Non è la persona apertamente grandiosa che si indignerà per una perdita. Ma l’individuo che si sente interiormente vulnerabile e debole. Spesso funziona che il limite viene cercato ed individuato al di fuori di sé e poche volte si guarda e si cerca dentro sé stessi quel qualcosa che impedisce di superarlo. Non si può scalare quella montagna di buone prestazioni perché la montagna è troppo alta, non perché manca l’abilità. Ad esempio, le persone con una forma vulnerabile di narcisismo sembrano interpretare le situazioni in cui non riescono a vivere secondo i loro standard come prova della loro debolezza. Perché vengono vissute come minacce al proprio Ego. Comprendere le “dinamiche complesse” di queste situazioni può aiutare gli psicoterapeuti e loro stessi, a reagire in modo più maturo e adattivo

La rabbia nei bambini

Aiutare il bambino a comprendere e controllare la rabbia è un tema importante poiché la maggior parte degli adulti pensa alla rabbia come ad un’emozione negativa, da tenere nascosta e che indica la possibile comparsa di manifestazioni di ostilità e la perdita di controllo. La rabbia invece non è solo inevitabile ma anche necessaria. La rabbia serve a mettere in guardia il bambino contro i pericoli, fornendogli l’energia necessaria per reagire, ed è una chiara espressione di sé come individuo. In alcuni momenti dello sviluppo, diventa un modo per affermare la propria autonomia. E’ necessario comprenderne le funzioni ed imparare al contempo a gestirla, ponendo limiti fermi, affinché il bambino possa crescere forte ed autonomo, ma anche capace di tenere sotto controllo i suoi eccessi d’ira. Imparare a gestire la rabbia ed incanalare gli impulsi aggressivi in attività costruttive, è una sfida che durerà tutta la vita. I bambini cominciano molto presto a manifestare e comunicare le proprie emozioni ed a reagire a quelle degli altri. Il compito dell’adulto è di accoglierle ed accettarle nella sua totalità e complessità, aiutandolo ad esprimerle adeguatamente imparando a gestirle in modo sicuro ed autonomo.  E’ auspicabile saperle riconoscere e dare un nome ai sentimenti di rabbia. I bambini sperimentano, continuamente, sentimenti di irritazione, fastidio, frustrazione, rabbia e le sensazioni fisiche che li possono accompagnare prima ancora di apprendere le parole per definirli. Quanto più a lungo si prova rabbia senza affrontarla, tanto maggiore sarà la probabilità che essa si manifesti in modo impetuoso. Questa è una delle ragioni per cui è fondamentale dare un nome alle emozioni fin dalle prime fasi della vita.

La gestione della rabbia nei bambini dipende anche dalla cultura familiare.

Nel bambino gran parte dell’apprendimento avviene osservando il comportamento degli adulti stimati di riferimento. Ciascuno imparerà per tentativi ed errori; questi in generale sono ammessi nel comportamento del bambino da parte di genitori ed insegnanti. La capacità di un bambino di gestire sentimenti intensi dipenderà in parte dalla fiducia che i suoi familiari avranno nella sua possibilità di farlo.  Il bambino che impara a gestire rabbia ed aggressività e ne ha la consapevolezza, acquisisce maggiore autostima e sicurezza interiore. 

Alcune delle possibili occasioni in cui si sperimenta cosa significa sentirsi arrabbiati

Nel corso di tutta l’infanzia, la primissima forma di rabbia scaturisce dal mancato soddisfacimento di un bisogno. Vergogna e umiliazione. L’insuccesso talvolta si accompagna alla vergogna e umiliazione, ciò si verifica quando il bambino si rende conto delle aspettative degli altri ed è consapevole di non riuscire ad appagarle (dai tre anni). La rabbia può essere causata anche dalla minaccia al benessere. Il bambino probabilmente si lamenterà di qualche ingiustizia quando pensa che questo lo aiuterà a fare di testa propria (anche questo può essere un modo per affrontare il tema della giustizia).

Cause possibili di una rabbia continua nei bambini

La rabbia potrebbe essere un segnale del fatto che il bambino si sente minacciato e sta cercando protezione. È possibile che all’origine del comportamento vi sia un motivo semplice ed ovvio, come l’arrivo di un fratellino. La causa potrebbe essere più difficile da affrontare, per esempio l’ostilità tra i genitori che stanno affrontando un momento di difficoltà all’interno del loro matrimonio. Il bambino potrebbe avere un ritardo nell’acquisizione del linguaggio che gli impedisce di comunicare i suoi bisogni e lo riempie di frustrazioni. Quando si comporta in modo aggressivo, prova un sentimento di paura, perché sa di stare sbagliando e si aspetta di essere punito. Di notte, quando le difese psicologiche si abbassano cominciano ad affiorare paure ed incubi. Nei suoi incubi, può darsi che streghe e mostri lo inseguano per punirlo a causa del suo comportamento “cattivo” oppure può darsi che dimostrino la loro aggressività in tutti i modi con cui il bambino vorrebbe dimostrare la propria ma che sa essere inaccettabili. Di notte, viene sopraffatto da paure come queste, è consapevole della propria capacità di fare del male agli altri ed è spaventato dalle fantasie di essere più potente di quanto, di fatto, non sia. Fino ad una certa età ,la perdita di controllo fa più paura che mai e appare ancor più pericolosa man mano che si sviluppa la coscienza morale e aumenta la consapevolezza dei sentimenti degli altri. Leggere storie prima del riposo, cantare una ninna nanna, coccolare il bambino aiuta a rispettare le sue paure, che riflettono gli sforzi fatti durante il giorno, e rassicurarlo in anticipo che ci sarete. L’ascolto è fondamentale e la disciplina è rassicurante. 

Ricetta efficace per le gestione della rabbia 

Il perdono, accettare le scuse del bambino è un modo per ridargli la convinzione nella sua bontà; inoltre ha bisogno di sapere che voi nutrite delle speranze nei suoi progressi. Un bambino convinto che gli altri lo pensino cattivo, arriverà a pensare di esserlo davvero, a quel punto agirà di conseguenza. Aiutare un bambino arrabbiato a imparare a risolvere i problemi rappresenta un’opportunità per insegnargli a riconoscere le proprie emozioni e a parlarne, invece di ricorrere all’aggressività fisica,  ciò rappresenta l’elemento più importante dell’”alfabetizzazione emotiva”, suggerirgli come adattarsi a ciò che si deve accettare e a combattere contro l’inaccettabile.

                                                                                                                                                   

Se sei molto arrabbiato anche tu compila il form, proverò a darti delle indicazioni per la terapia della gestione della rabbia.

    Inserisci la tua email

    Fai una domanda, soddisfa una curiosità. Compila il Form ti risponderò al più presto

    Acconsento al trattamento dati/GDPR