Zendaya. La compagna perfetta nella psicoterapia con gli adolescenti

La famosa serie Tv Euphoria con protagonista Zendaya è uno strumento interessante da portare in psicoterapia con adolescenti e genitori. Tratta dei problemi della generazione Z, della depressione dei ragazzi, degli atti di autolesionismo fisico degli adolescenti ripresi sui Social, dei loro tentativi di suicidio e di quelli andati a segno sempre più comuni al giorno d’oggi e più frequenti anche nel nostro paese. 

Le cronache di oggi riportano episodi di contesti sempre più consumati su territorio nazionale. Non si tratta più di casi che riguardano le cittadine o i sobborghi di Chicago oppure Berlino, si parla di Palermo, Roma , Milano. La psicoterapia con i ragazzi deve fare i conti con la loro continua ossessione per il sesso, la violenza, il bullismo, il revenge porn. Sono tutti argomenti che si leggono astrattamente sulle cronache dei giornali ma in ogni episodio della serie vengono mostrati e presentati magistralmente, quasi come se fossero dei video virtuali  e in maniera da farci vivere un’esperienza, oserei dire, psichedelica come se noi stessi che guardiamo la serie fossimo “fatti” di chissà quale sostanza psicotropa, anche se non ne abbiamo mai fatto uso. In maniera educativa e partendo da un’ottica preventiva, ogni episodio rimanda a un sito internet cui rivolgersi autonomamente. A cui i giovani (o meno giovani) spettatori in difficoltà possono trovare dei riferimenti per cercare un aiuto immediato.

Psicoterapia nell’adolescenza. Euphoria ci insegna a conoscerli meglio

Euphoria inoltre, informa della condizione in cui si trova un adolescente che subisce l’indifferenza adulta.  Si scorge in ognuno dei protagonisti il senso di solitudine, in cui già si pone un ragazzo/a in questa fase della propria vita, tutti ci siamo passati, abbiamo chi più chi meno sentito questo bisogno di  tanta solitudine per recuperare pezzi di quello che vogliamo diventare, ma quando ciò è indice di una trascuratezza e non curanza da parte della società allora ci si scontra con un’altra consapevolezza, quella di essere tremendamente soli e incompresi e di essere prede ma anche potenziali predatori in  un mondo digitale. La serie è più che di necessaria visione per gli adolescenti, è d’obbligo per gli adulti, per chi cioè quel mondo lo conosce o pensa di conoscerlo ma comprende poco.

Quella generazione che non riusciamo a capire ma che forse un po’ invidiamo perché è giovane, bella, apparentemente sicura di sé. Una generazione in cui i rapporti LGBT sono normalità, che non sente la pressione della diversità poiché è talmente immersa nella multietnicità da non farci totalmente caso. Una generazione che è nata e cresciuta con un nuovo modo di comunicare, facendo della tecnologia il loro alfabeto alternativo. Strumenti come i Tablet, pc e smartphone sono la prosecuzione dei loro corpi e della loro anima, le loro appendici, quelle con cui si pongono in relazione col prossimo.  In questo modo, ognuno di loro spesso si sdoppia in ciò che sono nella vita reale e ciò che vorrebbero diventare, e quindi riescono a essere, nella vita digitale. Euphoria non educa né diseduca, semplicemente informa. Non è necessario essere dei tossici, spacciatori o transessuali per identificarsi con i protagonisti della serie. Le insicurezze, le incertezze, gli errori, la sensazione di non essere mai abbastanza o il sentirsi fuori luogo in ogni situazione possono appartenere a chiunque.  Parallelamente viene anche analizzato il rapporto che la generazione del nuovo millennio ha con il sesso, inevitabilmente condizionato dall’avvento di internet, distorcendone il significato, impedendo quella fase in cui si percepisce ancora come un tabù e un argomento per soli adulti.  Non mancano poi, come è giusto che sia per il genere affrontato, analisi su quelli che sono i ‘nuovi’ rapporti genitori/figli,  in cui spesso l’approccio nei loro confronti è filtrato da un bisogno degli adulti di proiettare sui propri figli ogni propria singola ambizione mai realizzata, finendo con il creare in essi l’ideologia del ‘superuomo (o donna)’ in grado di poter fare tutto, elevandosi su tutti gli altri, alimentando un insano narcisismo che sfocia in frustrazioni e cumuli di rabbia a seguito di quelli che sono, per natura normali, i fallimenti e le sconfitte della vita. 

La realtà virtuale invadente dei social, delle videochiamate, dei webinar dei corsi online della DAD imposta agli adolescenti dalla pandemia. Il bisogno di approvazione

Cosa vuol dire essere adolescenti oggi? Oggi più di ieri e nelle condizioni di virtuale realtà in cui siamo costretti da quasi un anno, per i ragazzi è diventata routine gestire il proprio mondo all’interno della loro stanza. Se prima era una loro scelta di chiudersi nel loro piccolo mondo protetto chiudendo la porta della loro cameretta con avviso fuori “ danger zone” per chiunque non fosse stato autorizzato ad entrare, oggi è diventata un’esigenza sociale lasciare che i ragazzi  trascorrano le giornate davanti al pc, a casa e lontani dagli spazi fuori. Fasi della giornata scandite da: svariati  tipi di webinar, corsi online, videochiamate, esami e lezioni a distanza. giochi in rete.  Questo non è che dispiaccia così tanto ad un ragazzo in fase adolescenziale ma se lo sceglie lui, non se gli viene imposto!

L’adolescente di oggi è uno che ha bisogno di farsi vedere sui social, essere visualizzato e approvato, essere in comunicazione illusoriamente con ogni parte del mondo, credendola a sua disposizione, per sentirsi riconosciuto e visto. Tale bisogno di autoaffermazione e di “essere visti”, è, per molti ragazzi di oggi, da una necessità tipica dell’età a un’urgenza pervasiva, un obbligo autoimposto, amplificato e condizionato nella sua espressione dai social. Ciò contribuisce a spiegare non solo l’impennata nelle iscrizioni ai social, ma anche l’incessante bisogno di farsi dei selfie, il ricorso ai programmi di fotoritocco prima di postare le proprie foto.   Ragazzi e ragazze si mostrano molto preoccupati per la propria immagine e il proprio aspetto fisico: le ragazze si vorrebbero più magre e belle, tanto da ricorrere alla dieta nella maggior parte dei casi. Mentre i ragazzi sarebbero più felici se fossero più muscolosi. Le femmine sembrano essere, però, le più infelici del proprio aspetto: non si piace, le ragazze, spesso  hanno pensato a un intervento chirurgico.  I Nativi digitali, dalle loro camere da letto, gestiscono delle vere e proprie stazioni ad alto contenuto tecnologico, navigando nel web, facendo acquisti, giocando e chattando online, attraverso WhatsApp e Facebook, Instagram, Telegram etc.

Se il gruppo dei pari è una presenza continua e costante, favorita e amplificata da iper  connessione, grazie alla quale ci si sente riconosciuti e accettati, alcune dinamiche adolescenziali online possono tradursi in comportamenti a rischio. Se molti adolescenti appaiono informati e consapevoli dei rischi di Internet – e sembrano sapere come difendersi – altri dati mostrano adolescenti non sempre attenti a come proteggersi online, incapaci di prevedere le conseguenze delle proprie azioni. Il bisogno di esserci, il desiderio di farsi vedere, farsi ascoltare, di condividere sembra abbassare in molti casi la soglia di guardia e prevalere su ogni cautela, come nel caso dei selfie inviati a sconosciuti e, a maggior ragione, del sexting. I ragazzi, dunque, da un lato, desiderano affetto, dall’altro chiedono libertà e comprensione. Gli adolescenti di oggi sembrano aver bisogno non tanto di informazioni – tra internet e televisione sono immersi in un costante flusso informativo che permette loro, in tempo reale e su qualsiasi argomento, di trovare informazioni pressoché su ogni cosa – quanto piuttosto di un punto fermo con cui confrontarsi e rielaborare le informazioni apprese, per riuscire a “capire”, oltre che semplicemente “sapere”: di un ruolo, dunque, pienamente “formativo” ed “educativo”. 

Ecco perché tra gli strumenti terapeutici in psicoterapia con adolescenti e ragazzi, mi capita di utilizzare anche la visione delle serie televisive, film, cortometraggi, cartoni animati, libri ed opere teatrali e tra queste, la serie Euphoria che mi è capitato di vedere che ritengo valida e capace di farci conoscere più da vicino quello che avviene dentro le camere dei nostri ragazzi. Euphoria. Tratta in maniera cruda, piuttosto autentica e senza filtri quanto di più inimmaginabile non ci aspetteremmo di scoprire su di un ragazzo/a che ha soltanto 13- 14 15 anni. Consigliabile da utilizzare in terapia, quindi, soprattutto con i genitori di figli adolescenti oltre che con loro stessi.

Dott.sa M Tziana Compagno

 

 

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